-STORIA E CULTURA

(tratto in sintesi dalla tesi di laurea degli Arch. De Paoli Luca e Caprari Giordano)
 
Premessa
Faedo deriva dalle parole latine “Ad Faggium” (vicino al faggio), era cioè una piccola contrada di mezza montagna vicino a un bosco di faggi.
L’etimologia di tale appellativo ne fotografa la particolarità di  comune legato alla pastorizia e all’agricoltura più che al commercio e all’artigianato tale contesto fu accentuato dalla mancanza ,nei secoli scorsi, di comunicazione diretta con la strada principale della valle (Valeriana) e dall’essere situato sulle alpi Orobie zona orografica priva, d’inverno, di sole.
 
Storia e cultura
La storia di Faedo è logicamente lo spaccato delle più significative vicende dell’intera Valtellina, per avere notizie certe e più antiche del piccolo comune  dobbiamo portarci a quando la  Valtellina era divisa in distretti dominati da importanti famiglie feudatarie.
Un documento del 15 giugno 1239 enuncerebbe che :” in Ponte dominavano i Quadrio che avevano giurisprudenza su Chiuro, Sazzo, Albosaggia e Faedo”.
Era quello il periodo che presentava una valle divisa fra comuni in lotta fra loro , separati com’erano in Guelfi e Ghibellini, nel 1411 troviamo una convocazione a Morbegno  dei Comuni Guelfi ove figura anche Faedo.
Di seguito negli anni 1432 gli abitanti di Faedo e degli altri comuni dei domini Quadrio aiutarono i Visconti di Milano a sgominare i Veneziani ricevendo in cambio l’esenzione dal pagamento di convenute tasse.
Nel 1487 i Grigioni invasero la valle e dopo la battaglia di Caiolo e la pace di Ardenno gli stessi dovettero sgombrare la valle e quindi si rinnovò il giuramento di fedeltà tra gli Sforza e  molti comuni della valle tra cui Faedo.
Come tutti i Comuni  di valle  Faedo soffrì  il tremendo ventennio ,tra il 1620 e il 1640, a causa dei contributi forzosi dovuti alle truppe d’occupazione straniere e soprattutto per le due ondate di peste di Manzoniana memoria:
Come in altri comuni della valle si hanno resti di strutture fortificate (torre di Gaggi) anticamente adibite ,probabilmente, a luoghi di vigilanza e segnalazione di messaggi mediante torce da un versante  all’altro della valle. L’evoluzione di Faedo e simile a quella di tanti paesini della Valtellina, nati in montagna per ragioni di pericolo e sicurezza (lontani cioè da paludi ed alluvioni , dal piano e dalla immancabili scorribande militari) e scesi poi lentamente verso valle.
Dapprima le poche famiglie di Faedo sfruttarono i pascoli ed i boschi situati nelle aree limitrofe all’antico sacello di S. Bernardo, scendendo presumibilmente verso il secolo XV a valle e distribuendosi in numerose piccole contrade e successivamente  consolidando il nucleo principale in S. Carlo.
Fino all’inizio del secolo XIV il territorio di Faedo faceva parte del Comune di Montagna in Valtellina  mentre religiosamente era suddito della chiesa matrice di SS Pietro e Paolo in Tresivio, questo peraltro accadeva a molti paesi valtellinesi della sponda orobica che apparteneva a un grosso Comune della sponda retica
Faedo si separo da Montagna nei primi anni  del 1400, di ciò non vi sono reperti diretti di archivio ma da atti legati dell’archivio parrocchiale di Montagna risulta diciture che richiamano il distacco dei Comuni tra il 1400 e il 1500.
Resta di questa unione la tradizionale  “Festa del pane e del vino” che si tiene a S. Bernardo nel mese di agosto a memoria di antiche tradizioni in cui le genti di Montagna si recavano presso la chiesa di S. Bernardo portando il vino delle loro terre e gli abitanti di Faedo fornivano il pane
Più lunga e controversa fu la separazione ecclesiale che porto alla formazione di una propria parrocchia intorno al 1627 coronando lo sforzo della piccola popolazione che aveva eretto , con notevoli sacrifici ,una chiesa nel piazzo di S. Carlo.
La cultura contadina ha influenzato sino a pochi decenni orsono la vita del paese , la scarsa presenza di vigneti e la cattiva esposizione non potevano, come su tutto l’arco orobico, essere la principale fonte di sostentamento ,come era invece per i comuni dell’arco orobico, quindi la pastorizia si rivolgeva all’allevamento delle capre e delle vacche e l’agricoltura si indirizzò verso la produzione cerealicola (frumento, miglio, e castagne).
Da non dimenticare poi la cultura del bosco e del sottobosco legata alle attività quotidiane e dell’attività boscaiola dovuta alla presenza sul comune di “Calchere” (forni per la produzione di calce)  e alla fornitura di materiale combustibile per i forni per la preparazione del ferro ,i cui resti sono ancora visibili nella vicina Val Venina.
A tutt’oggi le gradevoli e impervie gole della valle Venina , i boschi di castagno l’architettura rurale delle contrade alte restano a ricordo , nonostante la maggior parte dei cittadini viva di attività non più legate all’agricoltura, di una dura vita agreste .